Lettera aperta a Sergio Mattarella (integrale)

Venerdì 26 agosto 2022

Illustre presidente della Repubblica Sergio Mattarella,

con la presente Le riporto la successione di fatti ed avvenimenti che si sono alternati tra loro in quella porzione di terra chiamata Italia, di cui Lei è il capo dello Stato.

Si potrebbe ammettere per congettura che la mia non è altro che una chiamata, una richiesta di aiuto, ma prima di chiarificare i miei confusi propositi, lasci che Le racconti quanto mi è accaduto.

Il 10 agosto del 2020, alle ore 09:52, il Ministero dell’Interno Davide Garra ha firmato di suo pugno un documento (seriale certificato:8617; valido dal 02/08/2019 al 02/08/2022). Il suddetto documento non è altro che un testo ufficiale che decreta che “l’istanza presentata (dal sottoscritto Christian Turay) il 22/05/2015” è stata respinta.

Da ciò si evince che “lo straniero di origini sierralonesi Sig. Christian TURAY, nato a Freetown (Sierra Leone) il 14/05/1991, residente a Saronno (VA), via Roma n.2″, nonostante sia cresciuto in terriotorio italiano ed abbia frequentato le scuole in Italia, e nonostante abbia richiesto la concessione della cittadinanza italiana “ai sensi dell’art. 9, comma 1, lettera F) della Legge 5 febbraio 1992 n.91”, non potrà godere in alcun modo di quella condizione giuridica che accomuna tutti i cittadini degli stati dell’Unione Europea.

Con tali disposizioni, egli, ‘lo straniero’ , pertanto non potrà partecipare attivamente alla vita cittadina. Così gli sarà impossibile, ad esempio, votare o godere del diritto di soggiornare in tutti i paesi membri dell’Unione Europea.

In soldoni (scusatemi il termine), nonostante l’applicazione delle facoltà fisiche ed intelluttuali rivolte alla creazione di beni e servizi di pubblica utilità, ‘lo straniero’ sarà sempre e comunque considerato come una persona fisica e giuridica che, pur trovandosi nel territorio italiano, di fatto, appartiene per nazionalità a uno Stato diverso.

E questa è la sorte che è toccata ad uno ‘straniero’ qualunque; questa è la vicenda che Le riporto.

Peccherei di arroganza se affermassi che si tratta di un provvedimento ingiusto. Nella lettera già menzionata vengono chiarite punto per punto le motivazioni per cui il Ministero degli Interni ha respinto la richiesta di cittadinanza.

Nel testo, difatti, si legge: “VISTI il deferimento. del C.P. Nucleo Operativo Radio Mobile dei CC di Saronno (VA) in data 09/04/2006, per il reato in cui all’art. 635 c.p. e la violazione amministrativa del GR di Malpensa (VA) in data 17/01/2012, per il reato di cui all’art 75 D.P.R. 309/90, dai quali si evince che la condotta del richiedente è inaffidabile e di una non compiuta integrazione nella comunità nazionale (eccetera)”; e “RITENUTO di non poter accogliere le osservazioni inviate dal richiedente atteso che la procedura volta all’acquisto della cittadinanza, ai sensi della normativa suindicata, rientra pur sempre in un’attività altamente discrezionale della Pubblica Amministrazione che semplicemente può valutare, come in questo caso, lo straniero non meritevole dell’attribuzione di uno status giuridico permanente quale la cittadinanza […]” ; “l’istanza del Sig. Christian TURAY, nato a Freetown (Sierra Leone) il 14/05/1991, viene respinta”.

La tesi enunciata e sostenuta dal Ministero dell’Interno pertanto è valida e sarebbe insensato contrappore una visione diversa; tuttavia restano delle perplessità e per questo mi appello a Lei, alla sua coscienza e al suo senso di giustizia.

In primo luogo mi domando se una persona come me, che nell’evenienza è capace di utilizza un linguaggio forbito, sia da annoverare nella cerchia delle persone che non sono riuscite a “compiere un signifitcativo percorso di integrazione all’interno della comunità nazionale”

Nell’immaginario collettivo, un immigrato perfettamente integrato è un individuo appartenente ad un determinato gruppo etnico che riesce ad inserirsi all’interno di una comunità etnica diversa dalla sua. E, tralasciando per un momento l’aspetto economico (e quindi lavorativo), questo inserimento non avviene forse solo e soltanto nel caso in cui lo straniero entra in possesso di adeguati strumenti comunicativi?

Se così fosse si potrebbe affermare che ‘lo straniero’ in questione, al contrario di quel che si dice, in realtà è ben integrato nel tessuto sociale italiano.

A questo punto qualcuno potrebbe muovere un’obiezione affermando che le capacità comunicative da sole non bastano, in quanto bisogna valutare anche la condotta di un individuo. Ma a questo proposito sorge la mia seconda perplessità.

Mi domando difatti se sia lecito negare la cittadinanza ad un individuo per via della sua cattiva condotta.

In Italia vi è un nutrito gruppo di italiani che ha vissuto (e vive) comportandosi in modo alquanto discutibile. Questi, svincolati da qualsiasi legge etica, hanno agito in malafede senza perdere però il diritto di essere ciò che sono, ossia cittadini italiani.

Tra questi ne cito solo alcuni tra i più noti: Giulio Andreotti, politico, scrittore e giornalista italiano sottoposto a giudizio a Palermo per associazione per delinquere e per associazione mafiosa […]; Silvio Berlusconi, politico e imprenditore italiano condannato per frode fiscale, falso in bilancio, appropriazione indebita […]; Matteo Salvini, politico condannato nel 1999 per oltraggio a pubblico ufficiale, per un lancio di uova all’allora Presidente del Consiglio, Massimo D’Alema, nonché condannato per razzismo. E senza andare troppo lontano possiamo citare anche il caso di Luca Traini, accusato della strage di Macerata aggravata dall’odio razziale; oppure il caso di Filippo Ferlazzo che senzaun valido motivo, il 29 luglio 2022, ha ucciso brutalmente l’ambulante nigeriano Alika Ogorchukwu, a Civitanova, nelle Marche.

Tutti questi esempi mi fanno pensare che in Italia non conta tanto la natura del reato ma il luogo di provenienza di chi lo ha commesso. E l’essere straniero (in specialmodo africano), anche se non lo si dice, è una circostanza aggavante.

Facendo queste considerazioni, mi domando seriamente se in questo caso è lecito negare la cittadinanza italiana, tenendo conto che ‘lo straniero’ in questione ha commesso dei reati assai meno gravi rispetto a quelli riportati negli esempi precedenti . Ma passiamo oltre ed esaminiamo il terzo punto che apre le porte a quesiti lancinanti, che per altro sono, in parte, causa del mio tedio.

Ancora una volta alle mie opinioni qualcuno potrebbe contrapporre valide argomentazioni, cercando di provare l’insufficienza delle tesi da me enunciate e sostenute. Qualcuno potrebbe dire che la cittadinanza in realtà non può essere concessa a chiunque, che la cittadinanza si dà per grazia, per favore, per generosità nel caso in cui lo straniero abbia dimostra di meritarlo.

Se però ci si attiene alla linea di condotta di alcuni partiti politici, che in tutti i modi cercano di arrecare danno a quel principio del diritto per cui la cittadinanza si acquisisce automaticamente per il fatto di essere nati nel territorio italiano o per il fatto di aver portato a termine un ciclo di studi, in Italia, se ci si attiene soltanto a questo, si potrebbe dedurre che parte della politica italiana, in realtà non vuole graziare nessuno, non vuole fare un favore a nessuno e non vuole neppure dispensare un po’ di generosità. In questo senso si potrebbe pensare che parte della politica italiana è nemica dell’integrazione.

Per contro, sotto il pungolo della necessità, ci sono casi in cui la politica italiana ha accetta di conferire la cittadinanza ‘allo straniero’: è il caso di Khabane Serigne Lame, il ragazzo senegalese divenuto famoso su una nota piattaforme digitali.

Nel caso di Khabane Serigne Lame, avendo i riflettori di tutto il mondo puntati addosso, la politica italiana non poteva ignorare l’imbarazzante paradosso: uno straniero cresciuto in Italia, che ha studiato e lavorato in Italia, ma senza la cittadianza.

A Khabane Serigne Lame, forse per convenienza, hanno concesso la cittadinanza l’8 giugno 2022. E tutti gli altri che come lui sono in attesa? Non è sufficiente che parlino correttamente la lingua? Che siano cresciuti e abbiano studiato in Italia? Bisognerà giudicare la loro condotta? Bisognerà aspettare che diventino delle celebrità?

Ancora una volta qualcuno potrebbe dire che Khabane Serigne Lame non ha commesso nessuno reato. E questo è vero. Ma siamo sicuri che vogliamo continuare a vivere in una società come quella odierna, una società le cui fondamenta poggiano sul principio di punizione o ricompensa? La punizione e l’esclusione dalla vita cittadina, sono gli unici castighi che si possono infliggere all’autore di un reato, a un trasgressore?

Credo fermamente che se si vuole correggere la condotta di un individuo esistono altre strade, altri percorsi per farlo, e la giustizia riparativa potrebbe essere un approccio alternativo.

Lascio a Lei l’onere di rispondere a questi quesiti che le pongo.

Allo stato attuale delle cose Le scrivo con profondo rammarico e confesso che all’orizzonte vedo una scialba luce di speranza: ho come l’impressione che in Italia mentre lente ed incerte appaiono le mosse e le decisioni di chi deve provvedere alla sicurezza e al bene dei cittadini, quanto mai decise, tempestive e scattanti sono invece le azioni di chi ha mente, volontà e braccio pronti per colpire e creare ingiustizie e disuguaglianze.

Distinti Saluti,

Christian Turay

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